HELTER SKELTER: L’ARCHITETTURA DEL DOLORE (Pubblicato l’8/2/2008)

La morte può essere neutralizzata creando ambienti che mettono a disagio i loro occupanti“. Sconcertati pubblichiamo (senza troppi commenti) questo vero e proprio delirio “fascista”, in bilico tra onnipotenza e autodistruzione.


da Repubblica.it

“Pavimenti inclinati, finestre sghimbesce, corridoi stretti e stanze asimmetriche. Secondo due architetti-poeti, così si batte la morte”

CASE IMPOSSIBILI PER ESSERE IMMORTALI.
L’architettura del “Destino Reversibile“.

Le istituzioni accademiche di prestigio internazionale danno credito alle teorie della coppia.  (di Paolo Pontoniere)

SAN FRANCISCO – Una casa dai pavimenti livellati e dalle mura simmetriche e a perpendicolo? Un obbròbrio che rischia di accelerare la morte dei suoi abitanti. Almeno questo è quello che sostiene il duo artistico-architettonico Shusaku Arakawa e Madeline Gins. Anglo-giapponese il primo (è nato a Nagoya ma risiede negli Stati Uniti), e franco-statunitense la seconda, i due artisti hanno lanciato l’idea della reversibilità del destino. Un concetto questo che contempla non solo la sconfitta della morte ma anche quella dell’eliminazione dei segni della vecchiaia.

Ma come si fa a battere la morte? Non certo con l’animazione criogenica, la genetica o i trapianti. No, piuttosto che con i più recenti ritrovati delle scienze mediche, Arakawa e Gin sono convinti, certi si dicono, che la grande livellatrice possa essere battuta facendo uso dell’architettura. Della Reversible Destiny Architecture, l’architettura del destino reversibile per l’appunto. Qualcuno adesso potrebbe sostenere che ne è responsabile l’aria rarefatta del quartiere di SoHo a New York dove Arakawa e Gin mantengono il loro studio, ma i due sono sicuri, giurano, che la morte possa essere neutralizzata creando ambienti che mettono a disagio i loro occupanti. Infatti sarebbe dalla necessità di combattere questo disagio fisico che scaturirebbe l’energia vitale necessaria a battere il decadimento corporeo caratteristico del processo di invecchiamento. “La persone, particolarmente gli anziani, non dovrebbero prendersela comoda adagiandosi in situazioni confortevoli, così finiscono solo con l’accelerare il loro declino”, dichiara Arakawa.

Sebbene poetica – la Gins è “poetessa di fama internazionale” – la teoria dei due artisti è senza dubbio un tantino eccentrica e, dal momento che è difficile da verificare, genera un certo scetticismo tra gli esperti di scienze naturali. Questo però non ha scoraggiato istituzioni accademiche di prestigio internazionale, come l’università di Parigi e l’università della Pennsylvania, dal conferire un certo credito alle ipotesi avanzate dal duo franco-giapponese. Infatti, forti del sostegno finanziario della Slough Foundation, le due istituzioni universitarie hanno organizzato una serie di conferenze internazionali sull’argomento. Conferenze alle quali, inutile dirlo, hanno partecipato esperti provenienti dai maggiori centri di ricerca del pianeta. Il Guggenheim SoHo poi da parte sua, anticipando di gran lunga i ricercatori universitari e gli operatori dell’informazione, verso la fine degli anni novanta gli aveva già dedicato una acclamata retrospettiva.

E così, leggittimati intellettualmente anche dal consenso offertogli da filosofe del calibro di Catherine Malabou – discepola di Deridda – e Dorothea Olkowski, Arakawa e Gins sono andati in giro per il mondo a costruire installazioni per parchi pubblici, loft, hotel, complessi residenziali e abitazioni monofamiliari. Da Parigi a Tokio e passando per Firenze – i Riva Loft di Claudio Nardi–New York e gli Hamptons, il duo artistico-architettonico ha creato (in proprio o ispirando altri architetti), strutture che sfidano la proporzionalità e ingannano i sensi dell’osservatore. Un critico architettonico, descrivendole in un giornale di settore, le ha paragonate a “dei parchi gioco alla McDonald realizzati dopo che il costruttore s’è fatto un po’ di peyote di troppo”.

Pavimenti inclinati con avvallamenti improvvisi, finestre sghimbesce, corridoi angusti e stanze asimmetriche, porte troppo piccole e sale alle quali si accede dopo aver salito e disceso un numero ineguale di scalini, sono tutte caratteristiche distintive degli edifici realizzati dai creatori dell’architettura del destino reversibile. Viste dal di fuori le loro costruzioni possono apparire alternativamente, o come dimore dotate di troppe entrate o come case sprovviste di finestre. Anche i colori, polimericamente innaturali, sono stati concepiti per scioccare l’osservatore.

I giapponesi nel 1998 gli hanno conferito un premio speciale incaricandoli di realizzare un insediamento urbano dal valore 7 miliardi di dollari nella baia di Tokyo. Il progetto, tutt’ora in via di sviluppo, ha prodotto i Reversibe Destiny Lofts di Mirkawa, un complesso residenziale che è diventato una delle maggiori curiosità architettoniche della metropoli giapponese. ( da La Repubblica, 3 febbraio 2008)
Shusaku Arakawa

Madeline Gins

…insomma, noi poveracci ne desumiamo che questo indescrivibile squallore da bidonville postmoderna, parto delle menti di due disperati nichilisti radicali, sia considerato in dai plutocrati danarosi..(sul fatto che tale sadico disagio possa ‘sconfiggere la morte’ stendiamo un velo pietoso…).

Ma non possiamo non concludere con qualcosa che ci venga davvero dal cuore:
……MA ANDATE A VIVERCI VOI, CIALTRONI !!!!

PEPE ‘helter skelter’ RAMONE

This entry was posted on February 8th, 2008 at 05:11:28 pm by PEPE RAMONE and is filed under Scenari, Architetture.

Comment from: cristina [Visitor] Email
cristinaquanto clamore! ma non ci avevano già pensato i futuristi?! comunque a dir dalle facce dei due, più che combattere, son già morti da un pezzo.
02/15/08 @ 08:48
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