L’ESPRESSIONISMO ASTRATTO, OVVERO: COME LA CIA CREA IL NEO-BORGHESE (pubblicato il 21/11/2010)


Un interessante articolo su Repubblica (segnalatomi dall’ottima Giustina Terenzi) svela (ma solo a chi non lo avesse già capito…) alcuni meccanismi attraverso cui la politica statunitense (l’Impero*) esercita la sua egemonia sull’intero globo, il “soft power” che modifica le forme della società attraverso l’uso di “leve” culturali lunghissime….



Cia mecenate dell’Espressionismo astratto

La prima conferma da un ex funzionario

Pollock, Rothko e Motherwell non lo sapevano, ma la loro corrente fu sostenuta dall’intelligence americana negli anni 50 e 60. Lo rivela l’ex funzionario dell’agenzia Donald Jameson, che spiega anche il perché: bisognava rilanciare l’immagine degli Usa dopo il maccartismo

ROMA – Jackson Pollock, Robert Motherwell, Willem de Kooning, Mark Rothko. Per niente facili e anche scandalosi, i maestri dell’Espressionismo astratto. Corrente davvero controcorrente, una spallata alle certezze estetiche della società borghese, che però aveva dietro il sistema stesso. Perché, per la prima volta, trova conferma una voce circolata per anni: la Cia finanziò abbondantemente l’Espressionismo astratto. Obiettivo dell’intelligence Usa, sedurre le menti delle classi lontane dalla borghesia negli anni della Guerra Fredda. Fu proprio la Cia a organizzare le prime grandi mostre del “new american painting”, che rivelò le opere dell’Espressionismo astratto in tutte le principali città europee: “Modern art in the United States” (1955) e “Masterpieces of the Twentieth Century” (1952).

(Mark Rotko, Red Abstract)

Donald Jameson, ex funzionario dell’agenzia, è il primo ad ammettere che il sostegno agli artisti espressionisti rientrava nella politica del “guinzaglio lungo” (long leash) in favore degli intellettuali. Strategia raffinata: mostrare la creatività e la vitalità spirituale, artistica e culturale della società capitalistica contro il grigiore dell’Uonione sovietica e dei suoi satelliti. Strategia adottata a tutto campo. Il sostegno della Cia privilegiava riviste culturali come “Encounter”, “Preuves” e, in Italia, “Tempo presente” di Silone e Chiaromonte. E forme d’arte meno borghesi come il jazz, talvolta, e appunto, l’espressionismo astratto.

I fatti risalgano agli anni Cinquanta e Sessanta, quando Pollock e gli altri esponenti della corrente non godevano di stampa favorevole negli Usa. Per chiarire il clima nei loro riguardi, basti qui ricordare una battuta del presidente Truman: “Se questa è arte io sono un ottentotto”. Ma proprio il governo americano, ricorda Jameson, in quegli anni si trovava nella difficile posizione di chi doveva promuovere l’immagine del sistema americano e in particolare di un suo caposaldo, il Quinto Emendamento, la libertà di espressione, gravemente appannato dopo il la caccia alle streghe condotta dal senatore Joseph McCarthy nel nome della lotto al comunismo.

Per fare questo, era necessario lanciare al mondo un segnale di senso opposto al maccartismo, forte e chiaro. E di questo fu incaricata la Cia, che in fondo avrebbe operato assecondando una sua coerenza. In quel periodo, paradossalmente, l’agenzia rappresentava una enclave ‘liberal’ in un mondo che virava decisamente a destra. Diretta da funzionari e agenti il più delle volte usciti dalle migliori università, spesso collezionisti d’arte, artisti figurativi o scrittori in prima persona, la Cia rappresentava il contraltare dei metodi, delle convinzioni bigotte, della furia anticomunista dell’Fbi e dei collaboratori del senatore McCharty.

(Robert Motherwell, Lament For Lorca)
“L’espressionismo astratto potrei dire che l’abbiamo inventato proprio noi della Cia – dice oggi Donald Jameson, citato dal britannico Independent – dopo aver dato un occhio in giro e colto al volo le novità a New York, a Soho. Scherzi a parte avemmo subito molto chiara la differenza. L’espressionismo astratto era il tipo di arte ideale per mostrare quanto rigido, stilizzato, stereotipato fosse il realismo socialista di rigore in Russia. Così decidemmo di agire in quel senso”.

(Willem de Kooning, Woman)
Ma Pollock, Motherwell, de Kooning e Rothko sapevano? “Naturalmente no – chiarisce Jameson – gli artisti non erano al corrente del nostro gioco. E’ da escludere che tipi come Rotkho o Pollock abbiano mai saputo di essere aiutati nell’ombra dalla Cia, che tuttavia ebbe un ruolo essenziale nel lancio e nella promozione delle loro opere. E nell’aumento vertiginoso dei loro guadagni”.
(11 novembre 2010)

Peggy Guggenheim

Fin qui l’articolo (..”fresche l’ova” diranno i miei piccoli amici…guardate un pò questo articolo dell’Ottobre 1995 pubblicato su The Independent: “Modern art was CIA weapon”).
Ovviamente in pochi potranno “bere” la panzana della funzione anti-sovietica di questo “mecenatismo”, e siccome “intelligenti pauca” ricordiamo come la CIA avesse finanziato anche la “rottura” storica della Musica Dodecafonica e come anche gli esperimenti con l’LSD di Timothy Leary, guru indiscusso della generazione psichedelica, fossero ampiamenete (e ormai notoriamente) finanziati dalla CIA, è lui stesso ad ammetterlo: Leary racconta i suoi rapporti con Cord Meyer (dirigente CIA incaricato di individuare e finanziare movimenti “di sinistra” e “contro-culturali”) “mi ha aiutato a capire più chiaramente il mio ruolo culturale e politico ….”la è CIA liberale…è la miglior mafia con la quale trattare nel ventesimo secolo”.

PEPE “DROP OUT” RAMONE

*Abbiamo voluto sottolineare la qualità biopolitica del potere imperiale….L’Impero sviluppa dispositivi di controllo che investono tutti gli aspetti della vita e li ricompongono in schemi di produzione e di cittadinanza funzionali alla manipolazione totalitaria delle attività, dell’ambiente, dei rapporti sociali e culturali ecc…” Così Toni Negri, teorico dell'”alter-mondialismo”, nel suo “Empire”.

Bibliografia:
La guerra fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti (Frances S. Saunders)
Rivoluzione psichedelica. La CIA, gli hippies, gli psichiatri e la rivoluzione culturale degli anni sessanta (Sugarco Edizioni, 2008)
Neuropolitica. Il potere, la controcultura e l’America conforme. (Timothy Leary)

This entry was posted on November 21st, 2010 at 08:05:23 pm by PEPE RAMONE and is filed under Scenari, Bestiario, Architetture. Edit Edit…

2 comments

Comment from: luigi [Visitor] Email
luigiAffascinato da questo sito .
Mi riprometto di visionarlo con più attenzione perchè trovo diversi argomenti che oltre a piacermi, mi incuriosiscono.
11/24/10 @ 23:34
Comment from: bingo [Visitor] Email

bingoPer mantenere la loro legittimità, le elite economiche favoriscono forme limitate e controllate di opposizione, nell’ottica di prevenire lo sviluppo di forme radicali di protesta, che potrebbero far tremare gli stessi pilastri e le istituzioni del capitalismo globale. In altre parole “fabbricare il dissenso” funziona da “valvola di sicurezza”, che protegge e sostiene il Nuovo Ordine Mondiale.

Tuttavia, per essere efficace, il processo di “fabbricare il dissenso” deve essere attentamente regolato e monitorato da coloro che sono l’oggetto del movimento di protesta.

Come si ottiene il processo della fabbricazione del dissenso?

Essenzialmente “finanziando il dissenso”, ossia dirigendo risorse finanziarie da coloro che sono l’oggetto del movimento di protesta a coloro che sono coinvolti nell’organizzazione del movimento di protesta.

tratto da “La Fabbrica del dissenso”
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7513

 11/25/10 @ 13:42
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