INDIE: CANNIBALISMO POSTMODERNO (pubblicato il 15/12/2009)


A commento dell’ultima edizione del MEI, un’articolo de L’Unità ci avvisa che “l’Indie è morto!”. Questo ci permette di fare una breve riflesione sul ‘fenomeno indie’. Il cosiddetto ‘indie’ (da “indipendente”) nasce come fenomeno tipicamente post-moderno dalla cosiddetta scena ‘alternative’, ma, in definitiva, cosa caratterizza la musica Indie?

Tipico di questa sottocultura è la metabolizzazione e la ricomposizione (spesso disordinata) di tutti gli elementi che si possono ricavare dai precedenti ‘generi’ o ‘stili’ (…e dunque, tutti a sfoggiare citazioni, più o meno colte, più o meno kitch, alla ricerca dell’effeto -presuntamente- inedito: i Beach Boys con i Talking Heads, con uno spruzzo di Joy Division, un assolo ‘free’, un piano “pre-war”, un coretto bucolico su un riff ‘hard’, quattro moine in stile Blondie e il gioco è fatto, ci saranno sempre quattro stronzi a dire che siete i più fighi dell’universo…)

Esattamente quello che il mefitico Postmoderno ha fatto con gli stili architettonici. Fino all’avvento della (post)modernità infatti gli edifici seguivano un determinato stile, a volte mera riproposizione di stili precedenti (vedi il Neo-Gotico).
Castelpetroso, Molise (1890/1975)

Possiamo infatti considerare il Liberty (o Art Nouveau) l’ultimo ‘stile’ propriamente detto.

Casa La Fleur a Torino, 1902

Dalla ‘cesura’ del razionalismo invece, ogni tentativo di ‘ri-umanizzazione’ è passato attraverso uno scomposto riappropriarsi di elementi precedenti, ma senza una tensione unitaria. Questo, attraverso una frammentazione esponenziale degli stilemi, fino a far coincidere ogni ‘stile’ con la stessa individualità che lo propone, ha portato, da una parte al fenomeno demenziale delle Archi-Star, dall’altro al definitivo collasso delle strutture urbane e dei segni della ‘con-vivenza’, nella desolante velleitaria superbia di migliaia di mediocri (un eufemismo…) ‘costruttori’ di desolanti assurdità edilizie.

La Piazza d’Italia di Moore a New Orleans (1978), precursore dell’Outlet di Barberino del Mugello

Una ‘abitazione’ a Los Angeles dell’architetto (?) Eric Owen Moss

Ogni stile ‘riconoscibile’ diventa dunque un ‘anacronismo’ (o un u-cronismo) proibito.
Fine dell’Architettura!!!

Esattamente lo stesso è successo in musica. L’indie, nutrendosi di tutti i generi, è diventato un ‘non-genere’ codificato che ha cannibalizzato tutti gli altri stili, lasciando

il campo libero ai corrispettivi delle ‘archi-star’ (Madonna, U2, Vasco Rossi), e, corrispondentemente, ha frammentato parossisticamente le sottotendenze fino all’atomizzazione seriale (con il conseguente sottoprodotto dei cosiddetti ‘Bimbominkia‘).

I Dari, alfieri del bimbominkismo italico

Ma, ancora di più, ha massacrato la stessa ‘grammatica’ della musica, rendendo la sua ‘significanza’ assolutamete autoreferenziale e il suo ‘contenuto’ incomprensibile ai non-Iniziati.
(Beth Ditto dei Gossip)

Infiniti (super)Ego citazionisti si autorappresentano in un Nuovo Totalitarismo Di Massa, una sorta di nichilismo cinico, che rende u-cronica, quindi di fatto ‘proibita’ una qualsiasi ‘tendenza comune’ (che non sia il non-genere-indie), qualsiasi ritorno (o approdo) alle produzioni ‘in stile’.

E’ la parabola cannibalistica atomizzante della postmodernità, vera “Volontà Di Morte“, che, assorbendo e triturando tutto quanto prodotto in precedenza, ci restituisce un compost sintetico multivalente e interscambiabile, quello stesso truciolato tirato a lucido di cui sono composti gli ‘arredi’ IKEA.

Distrutto tutto l’intorno, l’Indie ha finito per nutrirsi di se stesso.

Ovviamente, questo, nella vera patria della musica pop (o rock se preferite) è stato già compreso dalle menti più ‘sveglie’, in America infatti assistiamo ad un vero e proprio ritorno alla tradizione (l’unica autentica) del ‘folksinger‘ (e gli esempi si sprecherebbero..),

(Samuel Beam) Iron And Wine

..mentre noi, colonia a ‘Sovranità Mentale Limitata’, sbabbioniamo ancora dietro ai lustrini glam degli epigoni ‘Indie’, avanzi di magazzino di un Era che, per fortuna, volge al termine.

vedi anche:
INDIPENDENTI SI, MA DAL PENSIERO!
HELTER SKELTER: L’ARCHITETTURA DEL DOLORE
NUOVO REALISMO NICHILISTA
DIVERSAMENTE ESPANSE

PEPE ‘Roots’ RAMONE

Il Pantheon

Di seguito, l’articolo de L’Unità:

Musica, il Mei sancisce: l’indie è morto
di Federico Fiumetutti

Strana atmosfera quest’anno al Meeting delle Etichette Indipendenti. A vederlo in superficie è stato il solito Mei, con grande partecipazione di pubblico, concerti continui, premiazioni a go go, dibattiti, incontri, presentazioni e tutta la nota ricchezza di eventi che contraddistingue da ormai tredici anni la due giorni faentina. Se però vai a scavare negli umori, a parlare con i tanti “addetti ai lavori” del mondo musicale indipendente che si ritrovano qui ogni anno, ecco che il polso non batte forte come la musica, anzi. Certo, c’è la crisi, i dischi non si vendono più già da tempo, ma non è solo quello. Salta agli occhi, ad esempio, il paradosso dell’assenza quasi totale proprio di quelle etichette indipendenti che qui dovrebbero riunirsi, molte delle quali già da tempo avevano scelto altre strade a causa delle divergenze con la linea dell’organizzatore Giordano Sangiorgi.

E anche fra quelle poche presenti serpeggia il dubbio su un’eventuale partecipazione alla prossima edizione insieme ad una diffusa sensazione di incertezza e disillusione. Se le 4 major della discografia rimaste si arroccano ormai in difesa di una supremazia di mercato che gli si sta sbriciolando sotto i piedi, il mondo indie non sembra trarre da questo alcun vantaggio. L’autoproduzione è ormai diffusissima grazie alle nuove tecnologie e dei discografici, persino di quelli indipendenti, c’è sempre meno bisogno. Le multinazionali del disco puntano su pochi prodotti di sicuro successo che garantiscono il fatturato e non investono se non sui Talent Show televisivi che, nella loro ottusità, considerano l’unica via sicura per trovare “sangue giovane”. Ma è sangue sintetico e avvelenato per vampiri sul margine dell’alba. Lo dimostra il fatto che questi giovani “artisti” tanto pompati sullo schermo, quando suonano dal vivo fanno numeri deprimenti, che neanche le più sfigate band underground. Perché la credibilità con quelli che ai concerti ci vanno te la conquisti sul campo, mentre il successo televisivo te lo danno quelli che la sera se ne stanno a casa a vedere “X Factor” e “Amici”.

E allora hai voglia a premiare e a convegnare; hai voglia a far suonare in condizioni precarie trecento gruppi in due giorni, via uno dentro l’altro, ammucchiandoli senza alcuna selezione; hai voglia a cercare link con l’ufficialità per sdoganare la scena. Il fatto è che la scena sta da un’altra parte ormai. Dispersa, zoppicante, confusa, in attesa della scintilla giusta per ritrovare sé stessa, ma comunque ricca di un potenziale che aspetta solo l’occasione giusta. Occasione che, dispiace dirlo, difficilmente verrà dal Meeting di Faenza, che sembra andare proprio in un’altra direzione, molto più istituzionale. Fabrizio Brocchieri della indie label romana Cinico Disincanto, ha strappato applausi a scroscio quando, al convegno del Mei sui nuovi modelli di business del mercato musicale ha detto: “Lo sentite il brusìo qui fuori? Quella è la scena indipendente, quella delle autoproduzioni che si moltiplicano esponenzialmente perché gli sbocchi discografici sono chiusi, dei giovani che cercano spazi di espressione. Quello è il potenziale futuro della musica italiana tappato dalla politica delle major e della finzione televisiva, ma è solo questione di tempo e il tappo salterà, perché un simile potenziale non può essere tenuto in silenzio a lungo”.

Brocchieri è convinto che stia per succedere qualcosa di grosso e la sua analisi può essere condivisibile se consideriamo che le grandi esplosioni innovative, quelle destinate a lasciare un segno, sono sempre avvenute in corrispondenza dei momenti di maggior crisi. Quando proprio non se ne può più, quando il conformismo e la banalità hanno raggiunto una diffusione tale da soffocare ogni altra cosa, c’è sempre una scintilla, qualcuno che si incazza, dice basta e tira fuori quello che tutti stavano aspettando. Il momento di maggior stasi è quello giusto per le rivoluzioni, da sempre. L’applauso lungo e sentito, quasi liberatorio, che ha accolto le sue parole, la dice lunga sullo stato d’animo del mondo indipendente italiano. E’ un brutto momento e si cerca una via d’uscita, chi al Mei, chi per i fatti suoi, ma è probabile che la soluzione verrà, quando sarà il suo tempo, in modo inatteso e imprevedibile. Per la musica e magari anche per il resto. Nel frattempo denti stretti e andare.
01 dicembre 2009

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APPENDICE 2012: la profesia si avvera ne Lo Stato Sociale “Sono Così Indie”

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3 comments

Comment from: Paolo Bardelli [Visitor] Email
Paolo BardelliI Perturbazione lo dissero nel 2005:
Perturbazione contro il “niente” del MEI
Strano che l’Unità non ne avesse parlato (allora).
12/15/09 @ 20:49
Comment from: Discolo [Visitor] Email

Discolol’articolo del tipo de L’Unità, seppur assai lucido, arriva con quei 5/6 anni di ritardo. per fortuna sua forse non si è fatto qualche vecchio MEI, roba totalmente inutile da anni ormai messa su da un altrettanto inutile democristiano che premia tutti a turno per buttar dentro gente. Gente che finalmente sta capendo e tra poco creerà una roba analoga che tra qualche anno farà la solita fine del mei per poi ricominciare con la solita dinamica.

un po’ come l’indie, la cui semantica ed il cui suono comincia ormai a crearmi strane turbe.
concordo col Pepe (se mi iniziasse a scrivere un filo più lineare magari mi basterebbe una sola lettura HAHAHA), anche se stasere non cenerò a causa della foto di quella poser della Ditto.

 12/16/09 @ 12:49
Comment from: PEPE RAMONE [Member] Email
PEPE RAMONE“La musica oggi è senz’anima, fraudolenta come i meccanismi che avvallano la bugia che tutti traggano ispirazione da essa. Non so più cosa scrivere. Il Rock è l’unica cosa di cui mi importa, ma non posso far finta di trovare avvincente la scelta tra le pappette e il fango”.
Lester Bangs, 1981.
 01/04/10 @ 23:52
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2 risposte a INDIE: CANNIBALISMO POSTMODERNO (pubblicato il 15/12/2009)

  1. lonzies ha detto:

    Gradirei stringerti la mano, quello che ho letto è vangelo!

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