GLOBAL SHOCK THERAPY : COME EBBE INIZIO IL NUOVO MILLENNIO.

“In questi giorni rispunteranno fuori i soliti servizi che ricordano l’11 settembre 2001. E’ sempre odioso assistere a questi rituali. Per non dimenticare che la storia è ben altra, dopo aver riletto quanto sostengono 1500 tra architetti e ingegneri sulla caduta delle tre torri del World Trade Center,  ho deciso di scrivere questa riflessione interrogandomi sulle cause della longevità della versione ufficiale e sul rifiuto generale di affrontare la questione della ricerca della verità, qualsiasi essa sia…” L’accurata ed acuta analisi di 10 anni della nostra storia inviataci da un affezionato ascoltatore di Controradio—

“TRAUMA”

Diverse sono le reazioni di fronte agli eventi traumatici, anche a quelli che investono i singoli. C’è chi rimuove incoscientemente  l’evento come se non gli fosse mai accaduto. C’è chi lo rimuove razionalmente, facendo finta che sia altro da sé, e mantenendo verso di esso un certo distacco, c’è chi si chiude a riccio e non vuole neanche sentir accennare alla cosa, c’è chi continua a soffrire senza  riuscire a superare la crisi da esso scatenata. C’è chi si getta in mano ai cosiddetti esperti, chi si rifugia nella chimica (farmaci, droghe, alcool), chi elabora il trauma senza soffermarsi sulle cause, c’è infine qualcuno che prova ad andare oltre gli effetti e cerca di determinarne le cause. Per molti infine sarà normale effettuare più passaggi tra questo tipo di reazioni.

Un trauma crea comunque una gran confusione, soprattutto quando non ci si capacita che quella cosa possa veramente succedere e che possa succedere proprio a noi. Ancora più difficile, se si tratta di una causa non accidentale, diventa  accettare e credere che essa sia scatenata da persone vicine o  in qualche modo a noi affini, per ideologia, religione, etnia, stile di vita, ecc. Esso quindi è ancora più sconvolgente quando infrange il nostro universo consolidato, inteso come struttura di valori, di principi, ci certezze, di rapporti. Anche a livello personale diventa molto più complicato accettare che qualcosa di brutto possa essere provocato da persone a noi vicine. Stentiamo a capacitarci che qualcuno o qualcosa a noi conosciuto, persino a noi caro,  possa farci del male o possa comunque colpire negativamente la nostra sfera di vita. Siamo quindi piuttosto pronti ad accettare qualsiasi giustificazione che riconduca le cause dello shock entro i rassicuranti schemi a noi noti.

Quindi in ognuno di noi sono presenti ben precisi stereotipi, piuttosto consolidati, a cui è difficile rifuggire, anche di fronte all’evidente messa in discussione degli stessi. Da piccoli ci hanno insegnato che mamma e babbo sono i tuoi protettori, per cui diventa difficile accettare che non ti proteggano, o addirittura che uno o entrambi possano trasformarsi in orchi.  Che l’uomo/la donna della tua vita non potrà mai farti del male. Che un poliziotto è un tuo amico e che sta sempre dalla parte del bene anche quando sbaglia. Che la televisione dice sempre la verità. Che quello che dice la maestra è fondamentale per la nostra vita ed è incontrovertibile. Che i prodotti pubblicizzati sono più sicuri.  Che le persone per bene non rubano, e che invece gli zingari sono tutti sporchi e ladri, anche di bambini.

Anche se tutti noi leggendo questo esemplificativo elenco siamo pronti a contestarlo, il nostro meccanismo psicologico nella sua profondità e istintività fa riferimento a questo tipo di struttura basato sul tipo di educazione che abbiamo ricevuto, sugli ambienti che frequentiamo, sulle informazioni che il nostro cervello riceve e assimila continuamente. Chiunque di noi su un mezzo pubblico o per strada sarà indotto a proteggere di sottecchi  la propria borsa o il proprio portafoglio se incontra una zingara cenciosa; piuttosto non farà alcun gesto se incontra un manager in giacca e cravatta con valigetta, un sacerdote, una ragazza ben abbigliata e ingioiellata, un medico ecc. Sarà anzi rassicurato o persino distratto dall’incontro e quindi aprirà istintivamente le difese, si rilasserà. Nel caso dovesse davvero sparirgli il portafoglio , sarà portato a pensare che sia stata per forza la zingara a sottrarglielo.

Di fronte al verificarsi di uno shock possono aversi tante reazioni diverse, e lo stato confusionale nell’individuare le cause dello shock aumenta esponenzialmente allorquando la scoperta delle vere cause andrebbe a minare le tue certezze, i  tuoi paradigmi mentali. Anzi siamo così pronti a non accettare la verità delle cose  e  cercare, a costo di mentire a noi stessi, una relazione causa-effetto che risponda al nostro consueto schema mentale: una giustificazione fasulla, ma confortante, un capro espiatorio faranno al caso nostro. Se qualcuno poi ci conforta nel compito allora sì che i dubbi più facilmente svaniscono, per lasciar posto a certezze di comodo. E quale miglior conforto potremmo avere se non quello del migliore amico dell’uomo: la televisione.

Questi meccanismi di reazione sono ben conosciuti non solo dagli studiosi comportamentali, ma anche da chi sovraintende ad esempio ruoli di governo od è comunque chiamato ad esercitare una qualche autorità nell’ambito della gestione dell’ordine pubblico.

SHOCK THERAPY DI MASSA

Tutta questa introduzione mi torna utile per cercare di capire cosa succede quando un evento traumatico investe un’entità collettiva fatta di diverse centinaia di milioni di persone. Il nuovo millennio ha avuto inizio con un enorme e devastante operazione di shock therapy che si è concretizzata nella messa in scena di un attacco globale ai valori dell’Occidente da parte dell’estremismo islamico che ha avuto il suo culmine nei fatti dell’11 settembre 2001. I registi di questa messa in scena sapevano di poter contare, per giustificare i loro propositi destabilizzanti, su un tipo di reazione simile a quella sopra illustrata da parte della gran massa dell’opinione pubblica. Ossia che la gran massa fosse pronta ad accettare la ricostruzione ufficiale degli eventi .

Anche di fronte al disvelamento delle grossolane incongruenze su cui si fonda la versione ufficiale di quegli accadimenti,  la gran parte dell’opinione pubblica si dimostra inerme, amorfa, in stato confusionale e preferisce in qualche modo far finta che le cose siano andate dopo tutto come l’informazione ufficiale vuole farci credere. La logica, il metodo di indagine scientifico vengono piegati e distorti per far sì che tutto possa essere adoperato a sostegno di quella versione. Poco importa che ad es. 1500 tra architetti,  ingegneri e fisici abbiano scelto, a costo di vedere in frantumi la loro carriera professionale, di schierarsi contro la insostenibile versione ufficiale della Commissione d’inchiesta chiedendo inutilmente la riapertura delle indagini.  Poco importa che abbiano messo in evidenza con accurate indagini scientifiche come sia impossibile che tre grattacieli possano sbriciolarsi (le 2 torri e il più trascurato Edificio 7, mai colpito dagli aerei) , come i castelli di sabbia, in seguito ad un incendio.  Poco importa che molte evidenze dimostrino come quei grattacieli siano stati minati e sottoposti ad un’azione demolitoria controllata, accuratamente preparata nei mesi che precedettero gli eventi.

I registi mondiali di quella messa in scena sapevano di poter contare per il successo del loro capolavoro su una certa reazione dell’opinione pubblica che sopra ho cercato di illustrare, reazione rafforzata da massicce e ricorrenti dosi di disinformazione somministrate negli anni dai mass-media, dai politici, dalle produzioni cinematografiche, ecc.   Poteva l’America, patria della democrazia, riferimento ideologico, tecnologico, culturale, artistico per molti, l’America liberatrice dal nazi-fascismo,  essersi amputata un braccio e aver fatto ricadere tutte le colpe sul tremendo saladino? Sì, basta pensare che non sono gli americani, o meglio gli statunitensi ad averlo fatto, ma un folto manipolo di personaggi che condizionano le sorti politiche, economiche e militari del globo e che possono contare sul loro potere per ricondurre tutti o quasi alla ragione. Controllano ormai ogni settore economico, controllano i mass media, internet, dispongono di enormi tecnologie, occupano con i loro referenti influenti posizioni nei governi, negli apparati militari e della sicurezza, usano il loro potere per condizionare o eliminare anche chi vorrebbe far emergere la verità. Il sostegno siamo noi a darglielo attraverso ciò che compriamo, ciò a cui assistiamo, al credito che rinnoviamo loro tutti i giorni pagando i loro abbonamenti tv, i loro giornali, recandoci nei loro centri commerciali, sottoscrivendo le loro carte di credito, pagando attraverso le tasse i loro ingenti traffici o riparando i danni che essi fanno al bene collettivo: guerre, speculazioni finanziarie, disastri ambientali.

LA RICERCA DEL NEMICO

Ma perché rischiare tanto e in nome di quali obiettivi? La ragione di fondo che avrebbe spinto questi personaggi a programmare questa messa in scena risiede fondamentalmente nell’obiettivo di perpetuare un sistema, dandogli una nuova spinta propulsiva. L’esigenza alla fine del XX secolo era quella di ricompattare il mondo occidentale e la sua popolazione intorno agli interessi fondamentali di quello che semplificando chiamiamo capitalismo occidentale , allontanando le idee di una  sua trasformazione o di una sua messa in discussione. Paradossalmente la lenta agonia dell’antagonista poneva non pochi problemi al vincitore. La crisi era già in atto ed è stata posticipata, qrazie alla costruzione di un nuovo nemico che doveva andare a sostituire nell’immaginario collettivo il defunto Blocco comunista. Se prima in nome della lotta al comunismo era possibile giustificare molte nefandezze nei paesi Occidentali e nei paesi satelliti (lo stesso si faceva del resto sull’altra sponda),  oggi si accetta che nel nome della lotta al “terrorismo islamico” e al terrorismo in generale vengano diminuiti i diritti fondamentali, venga violata la nostra riservatezza, ci venga fatto pagare il conto salatissimo della crisi che i principali attori del capitalismo occidentale globalizzato hanno provocato, rinunciando così agli ultimi barlumi di sovranità nazionale. Per chi muove le leve del potere quell’attentato non ha rappresentato altro che un grosso investimento di lungo periodo: la lotta al terrorismo è diventato il passepartout per abbattere le resistenze verso l’instaurazione di una diffusa società del controllo globalizzato. Per ottenere completa mano libera e schiacciare, prima di tutto psicologicamente, ogni tentativo di resistenza bisognava creare l’evento shock del secolo.

DAL FANTASMA DEL TERRORISMO A QUELLO DELLA CRISI?

Ma se anche quella della crisi fosse un enorme messa in scena, una scusa per renderci tutti un po’ più schiavi e malleabili?

Il richiamo al terrorismo islamico è in effetti sempre più improponibile, anche loro se ne sono presto  resi conto. La NATO continua le sue infinite  guerre , o appoggia le rivolte nei vari regimi arabi, mentre ben poco si muove, per fortuna,  sul fronte della ventilata vendetta terrorista nei paesi occidentali.  Ogni tanto ci parlano di qualche tentativo stroncato di attentato:  ora è il dirottatore aereo che nasconde l’innesco nelle mutande, ora è un non meglio identificato gruppo filo-qaedista, che costruiva una  bomba artigianale. Che il sistema di sicurezza che hanno costruito funzioni così bene, che neanche una foglia si muove senza che mamma non sappia?

Intanto sembra diventato un problema ben maggiore la gestione del terrorismo occidentale interno “fai da te”. Anche qui c’è da capire come sia possibile che all’insaputa delle forze di intelligence,  i vari Breivik di turno, siano in grado di progettare e attuare in completa solitudine simili attentati. Non servirà anche questo a farci credere nella possibilità che un qualsiasi di noi  possa trasformarsi in un devastante terrorista,  e non sarà tutto parte di un gioco che mira ad acuire i meccanismi di controllo sui cittadini, sottraendoci spazi di libertà e privandoci via via degli strumenti che permettono un reale esercizio della democrazia?

Per venire alla crisi economica mi pare che l’informazione parli di tutto fuorchè dell’individuazione delle cause e dei responsabili che l’avrebbero provocata, nonché di ricette serie per uscirne e per porre freno alla speculazione. Pochi sono i nomi, i numeri e le statistiche che circolano, tranne quelli inerenti la portata delle manovre fatte di tagli alla spesa e tasse. Ancora una volta si parla genericamente di crisi, di debito pubblico, di sacrifici e aiuti, senza parlare di cause, di responsabilità soggettive, di obiettivi economico-sociali, di chi sia il reale beneficiario degli aiuti, di quali siano le conseguenze delle scelte dei Governi. Facendo riferimento ad un paese a noi vicino, la Grecia, si scoprono cose inenarrabili, ma che ci riguardano molto da vicino.

I soldi degli aiuti concessi vanno per lo più alle banche, ai creditori, a chi ha scommesso sul fallimento della Grecia, poche briciole agli interventi sociali. Il conto a vita lo pagano i lavoratori e la classe media greca, con i pesantissimi tagli alla spesa sanitaria, alla scuola, agli stipendi , alle pensioni. Di fatto la Grecia firmando, ob torto collo,  il Memorandum ha messo nelle mani dei suoi carnefici il proprio destino, dando a garanzia pezzi di territorio nazionale. La sovranità del popolo greco, guadagnata a costo di guerre di liberazione da invasori e dittature, è stata in pochi mesi cancellata, tanto che rischiano di vedersi sottratta persino la terra su cui camminano, se non ottempereranno ai diktat della Troika (Bce, FMI, Commissione Europea), la stessa che pochi anni fa consentiva o consigliava una politica economica non certo esente da gravi responsabilità.

Fomentare lo spauracchio delle crisi, del rischio di fallimento (default) serve oggi a far passare manovre che vanno ad impoverire le fasce medio-basse a vantaggio del rafforzamento in termini di rapporti di forza di un élite. Un euro di tasse tolto ad un semplice impiegato o ad un ricco speculatore non è la stessa cosa. Ma cosa ancora più pericolosa è il fatto che si sta velocemente instaurando una dittatura globale attraverso il grimaldello della crisi economica e della crisi ambientale.  Un golpe sottile , sommesso, in pantofole. I più pericolosi attori nazionali di questo golpe  fanno  richiami alla patria, alla bandiera, mentre stanno svendendo pericolosamente la sovranità popolare, il territorio nazionale, i beni pubblici. Di fatto uno svuotamento dei poteri su cui si fonda l’indipendenza e la capacità di autodeterminazione di un popolo.  In fondo ci trattano come bambini suggestionabili. Un po’ come quando papà ci prendeva in braccio e ci metteva al volante dell’auto pensavamo di essere noi a decidere quale strada prendere, incoraggiati dai suoi incitamenti, ma era sempre lui a condurre, ma almeno lui lo faceva per il nostro bene e ci illudeva per il nostro divertimento.

Ma perché nonostante tutto la contestata versione ufficiale sull’11 settembre non si è sgretolata in questi anni come le torri? Non abbiamo forse un po’ tutti una certa convenienza di qualche tipo a che essa  rimanga in vita comunque? E’ forse quella sottile paura di mettere in crisi un sistema  e con esso la nostra esistenza a farci girare la testa da un’altra parte tollerando quanto ci viene propinato persino nei libri di storia dei nostri figli,  o accordando incondizionatamente il nostro voto a rappresentanti che non ci diranno mai come veramente la pensano sulla questione? La menzogna travestita da verità fa ormai così intimamente parte dei nostri corpi che  è diventato difficile liberarcene.

Claudio R.

In questo video gli Architects & Engineers for 9//11 Truth (ingegneri ed architetti di tutto il mondo) denunciano, in tutte le lingue, le innumerevoli incongruenze verificatesi durante il crollo delle torri gemelle. A detta di queste figure professionali di una qualche competenza il crollo delle torri, così come lo abbiamo visto, è fisicamente impossibile. La stessa rivista scientifica accademica Betham Science denuncia la presenza di “termite attiva” fra i detriti del crollo dell’11/9.

L’unica spiegazione è che delle cariche esplosive fossero state poste all’interno delle torri  prima dell’11 settembre 2001.http://ae911truth.org/en/home.html

Qui una versione sottotitolata in italiano:

 

Vedi anche:

11/9: Teorie del Complotto, la più incredibile.

I Tarocchi dell’11/9

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8 risposte a GLOBAL SHOCK THERAPY : COME EBBE INIZIO IL NUOVO MILLENNIO.

  1. Imposimato: a 11 anni da quell’11 settembre: era Strategia della Tensione
    http://www.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/8851-imposimato-a-11-anni-da-quell11-settembre-era-strategia-della-tensione.html
    di Ferdinando Imposimato – Journal of 9/11 Studies

    Gli attentati dell’11/9 sono stati un’operazione globale di terrorismo di Stato consentita dall’amministrazione degli USA, che sapeva già dell’azione ma è rimasta intenzionalmente non reattiva al fine di fare la guerra contro l’Afghanistan e l’Iraq. Per dirla in breve, gli eventi dell’11/9 erano un caso di Strategia della Tensione messa in atto dai poteri politici ed economici negli Stati Uniti per perseguire vantaggi in capo all’industria petrolifera e delle armi.

    Anche l’Italia è stata una vittima della “Strategia della Tensione” della CIA, attuata in Italia dai tempi della strage di Portella della Ginestra, in Sicilia, nel 1947, fino al 1993.

    Ci sono molte prove di una tale strategia, sia circostanziali che scientifiche. Le relazioni del National Institute of Standards and Technology (NIST), del 20 novembre 2005, hanno sancito le conclusioni di seguito esposte.

    Gli aerei che hanno colpito ciascuna delle torri gemelle hanno causato tanto una breccia quanto un’esplosione evidenziata da una gigantesca palla di fuoco. Il carburante rimanente fluiva verso i piani inferiori, alimentando gli incendi. Il calore degli incendi deformava le strutture degli edifici così che entrambe le torri sono crollate completamente da cima a fondo. Molto poco è rimasto di quanto era di qualsiasi dimensione dopo questi eventi, a parte i frammenti in acciaio e in alluminio e i detriti polverizzati provenienti dai pavimenti in cemento. Anche l’edificio 7 del World Trade Center crollò: lo fece in un modo che risultava in contrasto con l’esperienza comune degli ingegneri.

    Il rapporto finale del NIST ha affermato che gli attacchi aerei contro le torri gemelle erano la causa dei crolli per tutti e tre gli edifici: WTC1, WTC2 e WTC7.

    Tutti e tre gli edifici sono crollati completamente, ma l’edificio 7 non fu colpito da un aereo. Il crollo totale del WTC7 ha violato l’esperienza comune ed era senza precedenti.

    Il rapporto del NIST non analizza la reale natura dei crolli. Secondo gli esperti intervenuti nel corso delle Udienze di Toronto (“Toronto Hearings”, 8-11 settembre 2011), i crolli avevano caratteristiche che indicano esplosioni controllate. Sono d’accordo con l’architetto Richard Gage e l’ingegnere Jon Cole, entrambi professionisti di grande esperienza, che sono arrivati alle loro conclusioni attraverso test affidabili, prove scientifiche, e la testimonianza visiva di persone insospettabili, tra cui i vigili del fuoco e le vittime.

    L’autorevole teologo David Ray Griffin ha descritto con grande precisione perché l’ipotesi di demolizione controllata dovrebbe essere presa in considerazione. Vari testimoni hanno sentito raffiche di esplosioni.

    Secondo il NIST il crollo dell’edificio 7 è stato causato da incendi provocati dal crollo delle torri gemelle. Il chimico e ricercatore indipendente Kevin Ryan, tuttavia, ha dimostrato che il NIST ha dato versioni contraddittorie del crollo dell’edificio 7. In un rapporto preliminare del NIST dichiarava che il WTC7 fu distrutto a causa di incendi provocati da gasolio conservato nel palazzo, mentre in una seconda relazione questo combustibile non era più considerato come la causa del crollo dell’edificio. Ulteriori commenti sulla versione degli eventi data dal NIST sono stati formulati da David Chandler, un altro testimone esperto intervenuto nel corso delle Udienze di Toronto. Nonostante la presunzione del NIST in merito a tre distinte fasi di crollo, Chandler ha sottolineato che molti video disponibili dimostrano che per circa due secondi e mezzo l’accelerazione dell’edificio non può essere distinta da una caduta libera. Il NIST è stato costretto a concordare con con questo fatto empirico come sottolineato da Chandler, e ora comprensibile per chiunque.

    Peter Dale Scott, un altro testimone alle Udienze di Toronto, ha dimostrato l’esistenza di un modello d’azione sistematico della CIA volto a bloccare importanti informazioni nei confronti dell’FBI, anche quando l’FBI avrebbe normalmente diritto di ottenerle. Inoltre, ci sono ulteriori elementi di prova contro George Tenet e Tom Wilshire. Secondo l’ex capo dell’antiterrorismo della Casa Bianca, Richard Clarke (intervista rilasciata alla televisione francese e tedesca come parte di un documentario di Fabrizio Calvi e Christopf Klotz ,31 agosto 2011, nonché l’intervista con Calvi e Leo Sisti, “Il Fatto Quotidiano “, 30 agosto 2011) la CIA era a conoscenza dell’imminente attacco dell’11/9.

    Inoltre, dal 1999 la CIA aveva indagato Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hamzi, entrambi sauditi, che sono stati associati con l’aereo della American Airlines che ha colpito il Pentagono. La CIA era stata informata che Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hamzi erano arrivati negli Stati Uniti all’inizio del 2000. È legittimo dedurre che Tenet, capo della CIA, e Wilshire, secondo Peter Dale Scott una “figura chiave” nella Alec Station, bloccarono gli sforzi di due agenti dell’FBI, Doug Miller e Mark Rossini, intesi a notificare al centro FBI che uno dei partecipanti alla riunione di Kuala Lumpur, al-Mihdhar, aveva ottenuto un visto USA attraverso il consolato degli Stati Uniti a Jeddah. Il professor Scott, basandosi sulla ricerca di Kevin Fenton, cita 35 occasioni in cui i dirottatori sono stati protetti in questo modo, a partire dal gennaio del 2000 al 5 settembre 2001. Con riferimento al precedente di questi incidenti, il motivo di questa protezione era evidentemente, secondo Fenton, «per coprire un’operazione della CIA che era già in corso.»

    Ulteriore prova indiziaria contro Tenet e Wilshire è la seguente. Il 12 luglio 2001 Osama bin Laden si trovava nell’ospedale americano di Dubai. Fu visitato da un agente della CIA. Questa informazione è stata data a Le Figaro, che ha anche riferito che bin Laden era stato operato in questo ospedale, essendo arrivato da Quetta (Pakistan). Questa informazione è stata confermata da Radio France International, che ha rivelato il nome dell’agente che ha incontrato bin Laden: Larry Mitchell. Tenet e Wilshire, consapevoli della presenza di bin Laden negli Emirati Arabi Uniti, non sono riusciti a farlo arrestare né estradare, anche se i documenti dell’FBI e della CIA lo ritenevano responsabile di massacri in Kenya e Tanzania.

    L’insider trading è una forte ulteriore prova contro la CIA, l’FBI e il governo degli Stati Uniti.

    Gli articoli del professor Paul Zarembka, così come da Kevin Ryan e altri, dimostrano che tali casi di insider trading hanno avuto luogo nei giorni immediatamente precedenti rispetto agli attentati. Eppure questi casi di insider trading sono stati negati dall’FBI e dalla Commissione d’inchiesta sull’11/9.

    Ulteriore prova contro la CIA e l’amministrazione degli Stati Uniti è la seguente. Mohammed Atta, almeno a partire dal maggio 2000, era sotto sorveglianza della CIA in Germania, secondo la Commissione sull’11/9, sia perché era accusato sin dal 1986 di attentati contro Israele, sia perché era stato sorpreso mentre acquistava grandi quantità di prodotti chimici per l’uso in esplosivi a Francoforte (The Observer, 30 settembre 2001). È stato indagato dal servizio segreto egiziano e il suo telefono cellulare era sotto controllo. Nel novembre del 1999 Mohammed Atta lasciò Amburgo, andò a Karachi, in Pakistan, e poi a Kandahar. Qui ha incontrato bin Laden e lo sceicco Omar Saeed (secondo la rivista specializzata in questioni di sicurezza interna GlobalSecurity.org, alla voce “Movements of Mohammed Atta”). Dopo giugno 2000 gli USA hanno continuato a monitorare Atta, intercettando le sue conversazioni con Khalid Sheikh Mohammed, considerato il regista del 9/11, che ha vissuto in Pakistan.

    Una forte prova del fatto che la CIA era a conoscenza dei movimenti irregolari di Atta dagli Stati Uniti verso l’Europa e all’interno degli Stati Uniti è il documento declassificato della CIA inviato dall’Agenzia a G.W Bush (President’s Daily Brief – Ndt: “relazione breve giornaliera per il presidente”). Questo documento, del 6 agosto 2001, dice: «Bin Laden determinato a colpire in USA.» E continua: “relazioni di provenienza clandestina, di governi stranieri, e dei media indicano che bin Laden sin dal 1997 ha voluto condurre attacchi terroristici negli Stati Uniti. Bin Laden ha inteso in interviste a televisioni statunitensi nel 1997 e nel 1998 che i suoi seguaci avrebbero seguito l’esempio dell’attentatore del World Trade Center Ramzi Yousef, e avrebbero “portato i combattimenti in America”.»

    Dopo gli attacchi missilistici degli Stati Uniti sulla sua base in Afghanistan nel 1998, bin Laden disse ai seguaci che voleva infliggere una rappresaglia a danno di Washington, secondo un servizio di intelligence straniero. Un membro operativo egiziano della Jihad islamica ha rivelato a un agente di un servizio segreto straniero, nel frattempo, che bin Laden aveva intenzione di sfruttare l’accesso operativo agli Stati Uniti per organizzare un attacco terroristico …

    Una fonte clandestina ha affermato nel 1998, che una cellula di bin Laden a New York stava reclutando giovani musulmani americani per gli attentati.

    Questo documento dimostra che la CIA, l’FBI, così come il presidente Bush, conoscevano già dal 6 agosto 2001 chi aveva un accesso operativo: Atta. Nessuno ha goduto di un tale accesso negli Stati Uniti quanto Atta. Ma la CIA, l’FBI e Bush non hanno fatto nulla per fermarlo.

    In Italia ho raccolto prove che la guerra in Iraq è stata decisa dal governo degli Stati Uniti prima degli attacchi dell’11/9 con l’aiuto dei servizi segreti italiani. Secondo Michel Chossudovsky, gli attacchi dell’11/9 sono stati usati come pretesto per la guerra, avendo avuto come sfondo i molti anni in cui si è avuta la creazione e il sostegno da parte della CIA della rete terroristica ora conosciuta come al-Qa’ida. Oggi c’è il pericolo di una nuova “guerra preventiva” contro l’Iran da parte degli Stati Uniti. Questo potrebbe essere terribile per la gente di tutto il mondo e potrebbe anche distruggere una gran parte dell’umanità.

    L’unica possibilità per avere giustizia è quello di presentare le migliori prove relative al coinvolgimento di singoli individui nei fatti dell’11/9 al Procuratore della Corte penale internazionale chiedendogli di indagare in base agli articoli 12, 13, 15 e 17, lettere a e b, dello Statuto della Corte penale internazionale, ricordando anche il preambolo della Statuto:

    * Riconoscere che tali gravi reati minacciano la pace, la sicurezza e il benessere del mondo,

    * Affermare che i reati più gravi che sono motivo di allarme per la comunità internazionale nel suo insieme non debbano rimanere impuniti e che la loro repressione debba essere efficacemente garantita mediante provvedimenti adottati a livello nazionale ed attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale,

    * Essere determinati a porre fine all’impunità degli autori di tali crimini e quindi di contribuire al perseguimento di tali reati,

    * Ricordare il dovere di ogni Stato di esercitare la propria giurisdizione nei confronti dei responsabili di reati internazionali …

    Ferdinando Imposimato, settembre 2012.

    Fonte: http://www.journalof911studies.com/resources/2012-September—Imposimato-letter.pdf.
    Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

    Ferdinando Imposimato è presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione ed ex senatore e deputato. A lungo ha fatto parte della Commissione bicamerale Antimafia.

    Da magistrato ha istruito alcuni tra i più importanti processi sul terrorismo (il caso Aldo Moro, l’attentato al papa Giovanni Paolo II, il caso Bachelet). Ha scoperto la “pista bulgara” e altre connessioni terroristiche internazionali. Innumerevoli i processi contro mafia e camorra. Tra gli altri, ha istruito il caso Michele Sindona e il processo alla Banda della Magliana.

    È autore o co-autore di sette libri sul terrorismo internazionale, la corruzione statale, e di questioni connesse, nonché Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

  2. claudio r. ha detto:

    Alcuni servizi giornalistici di oggi si concentrano sulle vittime da inalazione di polveri sottili, senza specificare di quali sostanze si tratti. Ho potuto ascoltare il servizio della Botteri dagli USA andato in onda stamani a Radio Rai e leggere l’articolo della Nazione:
    “Alcuni studi indicano in oltre mille le vittime del post 11 settembre e tra i 20.000 e i 40.000 i volontari e i lavoratori che hanno subito interventi sanitari. I vigili del fuoco la settimana scorsa hanno inciso altri 9 nomi di pompieri morti in seguito alle esalazioni respirate durante il crollo delle torri.”
    http://qn.quotidiano.net/esteri/2012/09/11/770450-anniversario_settembre_torri_gemelle_dopo_undici_anni_continua_morire.shtml
    Le Torri Gemelle, tra i vari elementi cancerogeni, contenevano enormi quantità di abesto, a noi meglio noto come amianto (le stime parlano di circa 4-5000 tonnellate). L’amianto può portare a manifestazioni tumorali mortali anche a 20-25 anni dalla sua inalazione. La bonifica quando le Torri erano ancora in piedi sarebbe stata molto problematica e totalmente anti-economica.

  3. Roberto ha detto:

    L’altra sera durante il programa condotto da Minoli (Mixer?) fecero sentire alcune telefonate, essendo tradotte in italiano è difficile dire quanto corrispondessero a realtà, ma in una di queste si può capire quanto l’11 /9 si poggia su un castello di carta. Al 106° piano si stava svolgendo una riunione di lavoro, era il piano ristorante, uno di questi partecipanti telefonò al 911 dicendo che c’era bisogno di aiuto in quanto si vedeva del fumo e si era sentita una esplosione. Sottolineo: sentita una esplosione. Se effettivamente quegli aerei avessoro abbattuto le torri, quel signore avrebbe sentito un terremoto, ciò vuol dire che le torri hanno assorbito egregiamente l’imppatto dell’aereo! Per cui non si capisce come possano dopo una mezzora cadere come un castello di carta, per non parlare dell’edificio n°7 crollato alla stessa maniera al pomeriggio.

    • claudio r. ha detto:

      Esatto. Sono moltissime le testimonianze che parlano di sequenza di esplosioni all’interno delle torri gemelle. Molti filmati mostrano poi la fuoriuscita di strane sostanze, che diversi esperti di esplosivi hanno identificato come classica reazione all’impiego di nano-termite; anche l’analisi delle polveri ha evidenziato la presenza di nano termite, un esplosivo ad alto potenziale in grado di fondere (tagliare) la struttura d’acciao dei grattacieli.
      http://www.benthamscience.com/open/tocpj/articles/V002/7TOCPJ.htm?TOCPJ/2009/00000002/00000001/7TOCPJ.SGM
      Queste notizie circolano in internet e su alcuni libri da tempo, ma purtroppo non sono di patrimonio pubblico, nel senso che i mass media mainstream fanno finta che non esistano o le bollano come complottiste, senza entrare nel merito della questione. Eppure questo tragico evento continua e continuerà a condizionare pesantemente la situazione politica globale.

  4. giacomo ha detto:

    cosa ne pensate della no-plane theory?

    il documentario september clues sicuramente lo avete visto… ma per chi non lo abbia visto ecco il link:

    • Personalmente penso che non sia una cosa seria. Comunque è una teoria difficilmente dimostrabile, ma ancora più difficilmente COMUNICABILE.
      Siccome rischia di allontanare più che convincere ritengo l’argomento ininfluente.

    • claudio r. ha detto:

      E’ una teoria possibile, del resto le analisi fatte nel video che hai postato mettono il luce che un qualche intervento sull’immagine video c’è stato. Quella banda in basso che in una delle due emittenti Tv nasconde grossolanamente l’impatto è piuttosto indicativa.
      L’emittente Tv avrebbe pouto benissimo rimandare le immagini senza banda in modo da far vedere la realtà, il fatto che non siano state ritrasmesse crea più di un dubbio. Il giochino politico sulle due emittenti una più vicina alla destra, l’altra più vicina alla sinistra è poi piuttosto sospetto. Come è abbastanza strano che un elicottero di una Tv in una fase di massimo allarme possa liberamente svolazzare nei cieli di New York e fare le sue riprese, senza che gli sia interdetto lo spazio aereo.
      Del resto è chiaro che al Pentagono non è penetrato alcun aereo. E qui le immagini non ce l’hanno mai fatte vedere. Sarebbe stato un bel pasticcio costruire un qualcosa di visivamente plausibile col rischio di far cadere in fretta tutto il castello . Tuttavia al di là di questo, non ritengo utile spendere il tempo in battaglie sulle varie teorie alternative serie che sembrano comunque concordi nell’aver individuato un punto fondamentale: è un autoattentato che rientra nella logica della strategia della tensione, è un investimento di lungo periodo che gli autori hanno inteso sfruttare per costruire e riaffermare politiche di dominio funzionali all’apparato che gestisce la testa del capitalismo occidentale. Va da sè che la ricerca della verità oggettiva dei fatti va perseguita. Una battaglia dogmatica tra le varie teorie alternative però rischia di fare il gioco di chi ha compiuto gli attentati e di chi collabora al protrarsi di tutta la messa in scena, ad es. la totalità dei mass media e della politica istituzionale. Probabilmente essi stessi, gli autori e tutto il loro sistema di interessi, accompagnano ora questa ora quella teoria alimentandone la contrapposizione. Nel caos è molto più facile giocare per chi si muove dietro le quinte.

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